• Intervista a Giuliano Toraldo di Francia - (Edizione 2007)
1. Qualcuno la definisce scienziato-umanista…
Io preferirei non essere definito…ma se proprio mi costringe a scegliere prediligo la definizione di “scienziato umanista”. Ho dedicato la mia vita allo studio delle scienze, senza pero dimenticare mai cos’e che in realta studiano le scienze, cioe l’uomo. Siamo uomini, con i nostri limiti, le nostre particolarita, certo anche con i nostri trionfi, non si puo dimenticare questo. Anche facendo la fisica ho creduto giusto coltivare sempre anche il lato umanistico. Io provenivo da una scuola che era gloriosa, ma anche unilaterale. Quella, tanto per fare un nome, di Benedetto Croce, una grande scuola dove gli studi umanistici erano glorificati, ma non venivano abbastanza integrati con lo sviluppo delle scienze.
2. Lei ha parlato dell’ homo faber. Come Lei stesso ammetteva «non si puo spiegare la musica a chi non ha mai ascoltato la musica» e non si puo spiegare la scienza a chi non l’ha mai maneggiata…
Precisamente, ha detto molto bene. Io avevo un collega che, parlando di come veniva insegnata la scienza in Italia, diceva che anche all’universita si insegna come se si avessero davanti uomini senza le mani. Non si puo apprendere se anche non si lavora con cio che s’impara. L’uomo non nasce solo come pensatore, nasce anche come “homo faber”. Qui ci hanno aiutato molto a capirlo gli psicologi che si sono occupati dell’importanza della psico-motorieta, che hanno cioe capito che se non si comincia a “fare” un qualcosa, non si puo veramente capire questo qualcosa. Cosi come a un sordo non si puo insegnare che cos’e la musica, non si puo insegnare come pensa il nostro cervello a un uomo che non sa utilizzare le proprie mani.
3. Esiste una definizione non controversa di oggetto fisico?
Non controversa e pretendere troppo. Quine diceva che gli oggetti fisici sono come gli Dei omerici. Sono qualcosa che ci serve per capire ed inquadrare la realta. Come lo costruiamo un oggetto fisico? Attraverso la percezione del mondo esterno e attraverso la rielaborazione cognitiva del nostro cervello. Da un punto di vista filosofico pero noi non indaghiamo ‘kantianamente’ le cose in se, ma i fenomeni, sui quali poi costruiamo le nostre interpretazioni, che chiamiamo in questo caso ‘oggetti fisici’.
IL MONDO ACCADEMICO
4. Che cosa pensa dell’ordinamento universitario in Italia?
Il mondo accademico potrebbe dar luogo a grandi commenti denigratori. Ma forse sarebbe sbagliato perche il mondo accademico e sempre stato cosi. Ai tempi in cui io ero studente c’erano i grandi baroni che facevano e disfacevano. Con la contestazione del ‘68 i baroni vennero depotenziati, ma rimasero comunque al loro posto e quando ne veniva deposto qualcuno, un altro lo sostituiva.
Il potere di mandare avanti carriere induce sempre ad essere utilizzato non sempre bene. Forse e nelle cose umane che sia cosi.
Nella comunita scientifica pero ci si e accorti di una cosa verso la quale io ho sempre protestato: che ci siamo occupati soltanto degli allievi migliori che venivano da famiglie piu colte tralasciando gli altri. I figli di.. in base alla politica tutta italiana del nepotismo si sistemavano sempre facilmente, quelli delle classe piu povere invece no. E cambiato qualcosa? La risposta e no. Una delle cose molto dibattute ai tempi in cui ero un giovane fisico era quella dei centri di eccellenza. Sono sempre stato contrario alle scuole di elites. Io protestai verso questo atteggiamento. Non ci si deve occupare solo dei cavalli da corsa, ma di tutti. Si devono formare bravi insegnanti e bravi tecnici e non solo premi nobel. Non si studia per vincere poi un premio nobel! Se viene naturalmente e un bene, ma deve essere conseguenza di attivita di ricerca. L’universita italiana in toto in tutte le sue sedi deve servire a formare buoni cittadini senza differenze di classe. Separare centri di eccellenza da atenei ‘normali’ e un grave errore. Per combattere contro questo atteggiamento fui un po’ messo alla berlina. Intendiamoci, le scuole superiori come la Normale di Pisa sono ottima cosa. Ma chiunque, anche chi viene da una scuoletta di provincia, deve avere la stessa opportunita di divenire qualcuno e farsi strada nella societa.
Non mi piace parlare di me stesso, ma quando io ero un giovane fisico notai il guaio della separazione tra culture (umanistica e scientifica). Andando dai colleghi e studenti di filosofia a Firenze proposi un corso di fisica per chi voleva fare filosofia. Una proposta stupefacente a quei tempi. Per un paio d’anni io feci un corso di fisica per chi voleva diventare filosofo al dipartimento di filosofia dell’universita di Firenze. Poi si resero conto che era importante. Venivano molte persone interessate. Da questo gruppo di studenti vennero poi i migliori studiosi, perche venivano addestrati non solo alle lettere e alla storia, ma anche alle scienze. Ai tempi le scienze erano bandite dai dipartimenti delle cosiddette scienze umane. Lo stesso atteggiamento snobistico lo avevano per converso gli scienziati verso la cultura umanistica. Io proponevo invece un rapporto e un dialogo tra queste discipline.
SCIENZA E SOCIETA'
5. E solo colpa dei cittadini se la scienza da un’immagine negativa di se?
E colpa anche della scienza se questa ha avuto un’immagine di se solo come cattiva e pericolosa. Il male e dovuto alla cattiva coscienza di cosa sia la scienza. Non abbiamo divulgato e fatto capire. La scienza non puo riflettere su tutto e far capire tutto, ma puo far capire cio che e sbagliato. Il nucleare se noi non sappiamo dominarlo e davvero pericoloso. Ma se sviluppato in modo sensato puo essere utilissimo. La mancanza di divulgazione di che cosa la scienza e o non e ha portato a pensare sciocchezze. Lo stesso discorso lo si puo fare oggi sugli o.g.m. Tutto quello che noi mangiamo oggi e ‘modificato’ dall’uomo. Se la scienza un domani dara la possibilita di modificare qualcosa in maniera vantaggiosa – una volta verificato in modo certo - perche non adottare quelle modifiche?
Per fare cio e necessario sapere che cosa e la scienza. Questo dipende da noi che dobbiamo divulgarla bene e non male. Confucio diceva a suo tempo che la scienza consiste nel sapere che si sa quello che si sa e che non si sa quello che non si sa. Ai miei allievi ripetevo sempre di ammettere quello che non sapevano e di usare allora grande prudenza. Se non si sa una cosa lo si deve dire.
Ma laddove si sa, avere paura di qualcosa e stupido.
Duccio Manetti e Silvano Zipoli Caiani
|