2009

 

INTERVISTA A EDOARDO BONCINELLI
Istituto San Raffaele - Milano

di Noemi Della Ratta


Dopo essersi laureato in fisica presso l’Università diFirenze,sièdBoncinelliedicato allo studio della genetica e della biologiamolecolare presso l’Istituto Internazionale di Geneticae Biofisica, CNR di Napoli dove ha conseguito importanti risultati sperimentali. A cosa si deve questo cambiamento di campo?

Appena laureato ho partecipato a un concorso al CNR di Napoli e ho vinto una borsadi studio per fare il biologo molecolare in quello che allora era uno dei migliori laboratori d’Europa, l’Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica. È difficile dire che cosa abbia effettivamente determinato il mio cambiamento. Quello che posso dire col senno di poi è che mi accorsi che in biologia c'era praticamente tutto da fare, mentre nella fisica era già stato fatto molto. Negli ultimi anni dell'università ho fatto alcune letture che mi hanno fatto toccare con mano i progressi della biologia di allora come pure il fatto che si stava appena cominciando a chiarire i punti fondamentali della trasmissione dei caratteri biologici, tra cui la decifrazione della natura stessa del codice genetico.

Ha trovato difficoltà nel promuovere all’interno dell’ambito accademico i risultati sperimentali da lei conseguiti? Pensa che l’ambito culturale italiano sia pronto ad accettare le nuove scoperte conseguite dai suoi ricercatori o necessita di una metabolizzazione più lenta rispetto ad altri Paesi?

Non ho mai trovato resistenza alla penetrazione delle mie idee, se mai menefreghismo. Quello che piuttosto si deve notare è che spesso passano in Italia per importanti scoperte che non hanno nessuna senso, se non sono addirittura false.

In un articolo de Le Scienze (Agosto 2007) Lei afferma che continuare a negare la validità della teoria dell’evoluzione biologica  fa sorridere. Nella lezione condotta al Liceo Michelangiolo di Firenze ha mostrato chiaramente che la teoria dell’evoluzione riesce a replicare alle resistenze psicologiche che vengono avanzate dagli oppositori della teoria evoluzionistica. Lei crede che le incomprensioni, se così si vogliono chiamare, riguardo la teoria dell’evoluzionismo verranno colmate dai futuri progressi della biologia e della genetica?

Le incomprensioni, o vere e proprie resistenze, non si vincono certamente con le scoperte scientifiche, perché di scientifico non hanno nulla. Quello che succederà è che saremo sempre più sicuri della teoria dell'evoluzione e avremo sempre più particolari. Quello che invece accadrà dal punto di vista psicologico e sociale non sono in grado di prevederlo, perché nessuno di noi sa che indirizzo prenderà a nostra società.

L’ingegneria genetica oggi ha un ruolo fondamentale per quanto riguarda lo studio dei geni e la manipolazione del DNA. Dalle prime applicazioni delle tecniche dell’ingegneria genetica a oggi, sono stati conseguiti importanti risultati, ricordiamo quelli raggiunti dal Progetto Genoma Umano conclusosi nel 2000. Quali sono le prossime sfide dell’ingegneria genetica e cosa ci dobbiamo aspettare dalle nuove scoperte?

Nessuno può realmente sapere che cosa ci riserva il futuro. Quello che possiamo dire è che sapremo sempre di più e che la scienza offrirà sempre più spesso delle opportunità delle quali prima non si aveva la più pallida idea. Quanto questo sia ben accolto, di nuovo è un problema psicologico e sociale sul quale non voglio pronunciarmi.
Se devo fare una mia classifica di quello che mi aspetto che succederà di importante, direi che la lotta ai tumori avrà uno spazio sempre maggiore nell'ambito della biomedicina, come pure la comprensione del funzionamento del cervello, con l'addentellato delle malattie neurodegenerative.

Come spiega la paura che spesso accompagna i progressi scientifici? Parlando di ingegneria genetica, ad esempio, molti si preoccupano del modo in cui queste tecniche verranno applicate in futuro. Secondo lei compete agli scienziati preoccuparsi di come verranno applicati certi risultati? Non crede che questo atteggiamento scettico alla lunga, risulti nocivo alla ricerca?

La gente ha paura delle scoperte scientifiche perché rappresentano il nuovo, e in verità un nuovo sempre più accelerato. Il nuovo spaventa naturalmente e spaventa in particolare quelli che, nonostante che si lamentino tutti giorni, stanno piuttosto bene. L'uomo oggi sta piuttosto bene, almeno dalle nostre parti, e teme di perdere i vantaggi che ha acquisito.
Agli scienziati spetta fare le ricerche e le scoperte. Alla società spetta decidere se e come certe applicazioni vanno realizzate e indirizzate. Certamente questo scetticismo non giova alla ricerca, però questo vale per il resto del mondo, perché in Italia comunque l'ostilità verso la scienza credo che non possa onestamente aumentare più di quanto lo sia oggi.

Quando si parla di clonazione, i dibattiti etici si scaldano ecosì l’opinione comune. La clonazione è spesso associata a un intervento coercitivo sugli organismi che va contro natura. Non crede che questi siano pregiudizi promossi da una scorretta informazione o da chi ha conoscenze solo parziali su ciò che è “la clonazione”? Ci potrebbe illustrare gli aspetti positivi delle tecniche di clonazione. Che vantaggi potremmo trarre?

Come è noto la clonazione è un prodotto dei media, incluso la parola stessa che nei laboratori non si sente mai. Sono quindi responsabili i media e tutti quelli che traggono vantaggio dalla scienza che pure criticano. Se vogliamo parlare di clonazione possiamo almeno distinguere due tipi di clonazione, quella terapeutica e quella riproduttiva. La clonazione riproduttiva serve a fare organismi interi e nell'uomo nessuno l’ha mai messa in pratica né nessuno ne parla. La clonazione terapeutica invece è la produzione di tessuti, di parti di organi o di organi interi da partire dalle cellule staminali. Questa è senza dubbio una grossa speranza per il futuro e la medicina di domani sarà senz'altro piena di questi interventi che purtroppo continueremo a chiamare clonazione terapeutica, anche se si dovrebbe chiamare ingegneria cellulare o tissutale.

La cultura scientifica in Italia è diventata una sorta di museo. Lodiamo i grandi scienziati del passato, Galileo Galilei è un illustre esempio, ma prestiamo poca attenzione per quelli attuali e pochissima per gli scienziati del futuro. Sapendo bene che le cose non cambiano da sole, cosa è necessario, secondo lei, per uscire da questa situazione di stallo e dare un impulso maggiore alla ricerca?

In questi quarant'anni ho perso completamente la speranza che le cose possano cambiare per l'intervento dei politici. Quello che può succedere è che il mercato mondiale o la spinta di un numero sufficiente di giovani ricercatori che desiderano intraprendere in questo paese la carriera scientifica sovvertano la linea di tendenza presente attualmente in Italia. Io non so se riuscirò a vederlo. ma certo prima o poi qualcosa del genere dovrebbe succedere. Quello però che dovrebbe cambiare è l'intera mentalità dell'uomo medio, anche di cultura, italiano, il quale considera importante la cultura umanistica, ma assolutamente irrilevante la cultura scientifica.

Un’ultima domanda riguardo alla sua personale biografia. Oltre a essere uno scienziato lei è anche un appassionato grecista. Proprio di recente ha pubblicato una raccolta di lirici greci classici (I miei lirici greci. 365 giorni di poesie, 2008, Editrice San Raffaele). Come ha conciliato nel corso della sua carriera la passione per la conoscenza scientifica e quella per una così raffinata disciplina umanistica come la poesia greca? Vi è mai stato scontro tra le due?

Il mio mestiere è stato quello del biologo; mi sono occupato di genetica, di biologia dello sviluppo e di biologia molecolare a tempo pieno. Contemporaneamente però quando avevo un attimo di tempo mi sono dedicato alla traduzione dei lirici greci. Questo non ha interferito con il mio lavoro diciamo diurno, e non ha comportato una effettiva riduzione del mio impegno scientifico. Si tratta di attività diverse che richiedono un impegno di tipo diverso e abilità diverse. Se uno è bravo, riesce certamente a contemperare l'uno e l'altro impegno senza grosso danno e con notevole soddisfazione

 

 

 
Cos'è Pianeta Galileo| Comitato Scientifico | Credits | Contatti ©2009 PianetaGalileo - Optimal Resolution 1024x768