• Intervista a Enrico Bellone - (Edizione 2007)

Enrico Bellone e un personaggio assai noto nel panorama scientifico italiano, sia per il suo prestigio accademico, sia per l’impegno profuso nel campo della comunicazione scientifica. Fisico di formazione, Enrico Bellone insegna storia della scienza e della tecnica presso l'Universita degli Studi di Milano. Numerosi sono i suoi contributi e le pubblicazioni nel campo della storia della fisica (tra i piu recenti: La stella nuova. L'evoluzione e il caso Galilei. Torino, Einaudi, 2003; Caos e armonia. Storia della fisica. Torino, UTET, 2004; La scienza negata. Il caso italiano. Torino, Codice Edizioni, 2005; L'origine delle teorie. Torino, Codice Edizioni, 2006). Enrico Bellone e inoltre direttore di Le Scienze, versione italiana della statunitense Scientific American, rivista di cultura scientifica fra le piu prestigiose in Italia.

A lui abbiamo chiesto di descriverci lo stato della cultura scientifica nel nostro paese

Diciamo che stiamo andando alla deriva, nel senso che le ultime analisi internazionali sulla situazione del sistema educativo in Italia ci collocano sempre piu in basso. Soprattutto per quanto riguarda le materie scientifiche e in particolare la matematica.

Ultimi in Europa?

Il ritardo purtroppo e evidente, rispetto alle percentuali di ricercatori e al numero di laureati in materie scientifiche nella popolazione adulta siamo a meno della meta della media europea, non parliamo poi di paesi come la Finlandia, il Giappone o gli Stati Uniti. L’Italia vive una condizione di grave disinteresse all’interno delle cultura diffusa per cio che e scienza e tecnologia.

Cosa ha spinto secondo lei la nostra classe dirigente a ignorare per piu di cinquant’anni i bisogni e i problemi della ricerca scientifica?

La risposta l’ha gia data, e io sono d’accordo, Antonio Ruberti. Ruberti e stato rettore a Roma oltre che ministro e ha avuto incarichi a livello europeo relativi appunto alla ricerca scientifica. Una ventina d’anni fa scrisse un articolo spiegando il suo punto di vista, in Italia, secondo Ruberti, la scienza non e considerata dalla popolazione una forma della cultura e la classe politica riflette in se questo atteggiamento di base che si chiama analfabetismo scientifico di massa. Non c’e quindi da stupirsi se in modo trasversale i grandi partiti in Italia a parole sono favorevoli alla ricerca ma poi i fatti riflettono il contrario.
Rispetto alle altre nazioni noi siamo fermi dal 1895 e mentre gli altri paesi si sono modernizzati puntando a entrare in quella che si chiama oggi “societa della conoscenza”, noi non ci siamo ancora entrati.

Sembra che la nostra cultura risenta ancora in qualche misura dell’atteggiamento di un certo idealismo che fino a poco tempo fa dominava la cultura filosofica. Penso a Croce ad esempio.

Guardi, Croce scrisse che ci sono menti profonde che si dedicano alla filosofia e all’estetica, poi ci sono delle menti minute, alle quali e concesso di dedicarsi all’aritmetica e alla botanica, pero almeno Croce era un grande filosofo. Non vorrei essere troppo severo, ma in questi ultimi cinquant’anni da una parte c e un crocianesimo d’accatto, che forse lo stesso Croce respingerebbe, ma soprattutto c’e l’idea che esistono donne che partorisco esseri umani capaci di fare un libro sull’essenza della scienza e scrivono delle cose esilaranti sul principio di Heisenberg o su qualche teorema di GOdel di cui non saprebbero darne neppure la dimostrazione.
Forse il limite estremo di questa disinformazione disinvolta e dato dalle parole Edgard Morin, in un suo libro si legge addirittura che la matematica di per se genera nelle citta sporcizia e delinquenza. Inutile aggiungere che quando uno legge questo gli cadono le braccia, tra l’atro Morin come sociologo e bravissimo, mi domando perche non faccia il suo mestiere.

Silvano Zipoli



 
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